Vista verso sud dal Dòss de Marìgole, dove si è estratta barite dal 1894 al 2009. Il sito minerario è su terreno di proprietà collettiva dei cittadini di Darzo, eredi di una antica consuetudine di uso indiviso dei beni comuni diffusa tra le genti di montagna. Un patrimonio collettivo gestito dall'ASUC Darzo.

Spigolature: I toponimi dei siti di montagna sfruttati dalle cave di barite sono molto antichi. Di "Marìgole" se ne parla in un documento del 1517 in cui vengono definiti i confini tra le comunità di Darzo e Storo ("ad grottam sive cornam altiorem de Marigole"); "Val dai Còrf" è citata in un documento del 1752 ("unam terrae boschivae et lignativae sitam in regulis dicti Dartii et loco dicto Alla Valle di Corvi"); mentre il sito di "Val Cornèra" è riportato in un documento del 1790 ("Il legname già tagliato in Val Cornera doverà essere a spese Communali condotto fino al Dosso della Capra").
G.POLETTI, F.BIANCHINI, "
L'antica comunità di Darzo", pp.121-128.


 

Glossario

Riportiamo, in ordine alfabetico, alcuni termini tecnici e gergali, denominazioni ufficiali e appellativi ricorrenti nelle varie sezioni di questo sito internet.

ASUC: Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico è una istituzione locale dotata di autonomia amministrativa, contabile e finanziaria che ha come finalità istituzionale "quella di amministrare, in maniera separata e distinta da quelli comunali, i beni di uso civico frazionali, con gli obiettivi di: valorizzarli, conservarli e tutelarli come componente primaria dell'ambiente agro-silvo-pastorale e come patrimonio tradizionale della popolazione locale che gode dei diritti di uso civico sui beni; utilizzarne le potenzialità economiche e produttive per favorire lo sviluppo delle zone montane e della popolazione che le abita, secondo le moderne esigenze della società contemporanea." (art. 3 dello Statuto Asuc Darzo). Larga parte del territorio di Darzo, soprattutto i pascoli, i boschi e gli alpeggi sono di proprietà collettiva, cioè dei censiti che risiedono in paese e sono gestiti e tutelati dall'ASUC. Gli organi amministrativi (comitato e presidente) sono eletti democraticamente dai capifamiglia, residenti da almeno tre anni in paese, ogni cinque anni. Le zone minerarie di Marìgole, Val Cornèra e Val dai Corf rientrano nel territorio gestito dall'Asuc di Darzo. Mentre i siti minerari di Paèr e Pice sono sul territorio di proprietà collettiva amministrata dall'Asuc di Storo.

Barite: o baritina è la denominazione comune del Solfato di Bario (BaSO4), un minerale bianchissimo (se puro), di peso specifico elevato (4,5 a 20°C) se comparato ad altri minerali non ferrosi, chimicamente inerte, poco solubile e opaco ai raggi X. Il nome barite deriva dal greco baros (pesante), in riferimento al suo inusuale peso specifico, caratteristica che rende questo minerale pregiato in molte delle sue applicazioni.
La gran parte della barite è estratta da strati di roccia sedimentaria formatasi quando la barite precipitò sul fondo dell’oceano. Altre miniere di dimensioni più ridotte utilizzano barite da filoni formatisi dalla precipitazione del solfato di bario dalle acque bollenti sotterranee. In altri casi, la barite è un sottoprodotto dei filoni metalliferi di piombo, zinco, argento, o altri minerali.
La barite è un minerale presente in varie parti del mondo, benché con conformazioni e caratteristiche di purezza differenti. Al giorno d’oggi (2011), il paese con la maggiore produzione, dovuta anche alla relativa facilità della sua coltivazione, è la Cina. Altri paesi con importanti coltivazioni di barite sono l’India, il Marocco e gli Stati Uniti. In Italia, il minerale era (e ancora è) presente in varie regioni, tra le quali: Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino, Emilia-Romagna, Toscana, Calabria e Sardegna.
La barite estratta dalle miniere di Darzo era considerata di qualità pregiata poiché molto pura, essendo priva di ossidi minerali, e di un colore bianco smagliante.

Barite: utilizzi (vedasi sezione La Barite)

Cima: Felice Cima era un imprenditore lombardo, della provincia di Lecco, che verso la fine degli anni Venti iniziò a coltivare barite in una zona di montagna adiacente al giacimento di Marìgole, sul territorio dell'Asuc di Storo, denominata Paèr.  Cima costruì  (o rilevò da un precedente proprietario) lo stabilimento per la lavorazione del minerale lungo la strada statale del Caffaro, in località Sotto Vil, cioè al limitare del territorio tra la comunità di Storo e Darzo. La società prese il nome di Sigma spa. Nel corso degli anni, fino al 1976 anno in cui dopo alterne vicende fu assorbita dalla Mineraria Baritina, le concessioni in montagna si ampliarono fino a Pice, località sempre su terreno dell'ASUC di Storo, dove venne costruita una casa per i minatori, la teleferica e altre strutture di supporto alle cave. Rispetto alle altre due imprese minerarie locali, della famiglia Corna Pellegrini e Maffei, che occuparono prevalentemente maestranze di Darzo, da Cima lavorarono, in miniera e in stabilimento, relativamente pochi darzesi e più generazioni di storesi. Sono in corso ricerche d'archivio per ricostruire con maggior rigore le notizie sulla storia della società Sigma e della famiglia Cima. 

Corna Pellegrini Spandre (Mineraria Baritina): il cognome della famiglia di imprenditori minerari provenienti da Pisogne in Val Camonica (Lombardia) che fondarono la Mineraria Baritina. Per primi scoprirono e sfruttarono gli affioramenti di barite presenti nella località Doss de Marìgole, sulla montagna a ridosso di Darzo, a partire dal 1894 e fino al 2009, anno in cui l'impresa rinunciò alla concessione per esaurimento del minerale. Nel corso degli anni, la denominazione dell’azienda che rimase sempre a gestione pressoché famigliare, subì alcuni cambiamenti. Dalla iniziale Fratelli Giacomo e Corna Pellegrini, nel 1910 diventò Giacomo Corna Pellegrini-industria mineraria estrazione e macinazione baritina e gessi (solfato di bario e di calcio). Successivamente alla morte del capostipite Giacomo, l’azienda fu ereditata dai figli Camillo, Emilio e Vittorio e assunse il nome Camillo e Fratelli Corna Pellegrini-industria della baritina. Infine nel 1957, con la gestione dell’azienda in mano ai due figli di Camillo, Piero (1926-2000) e Giacomo (1931-2011) e al loro cugino Gianfranco Corna Pellegrini, la società diventò Mineraria Baritina SpA, lo stesso di oggi che è guidata dal signor Gianvittorio Tanghetti. In paese, l’azienda è chiamata famigliarmente “’’l Corna” ("lauràve giü 'l Corna" – ho lavorato presso lo stabilimento dei Corna) oppure “la Baritina”. Fra i proprietari storici, il personaggio più ricordato dalle ultime generazioni di ex dipendenti è Piero Corna Pellegrini (1926-2000, ingegnere minerario), da tutti affettuosamente chiamato “’l sior Piero” o “l’ingegner Piero”. Dalla scomparsa di Piero Corna, l'azienda è amministrata e condotta dal signor Gianvittorio Tanghetti già suo stretto collaboratore e responsabile della miniera di Marìgole.

Feldspato:

Gessi: vedasi Macario

Macario: Cognome del responsabile della coltivazione e dell'impianto di lavorazione della barite voluto dall'imprenditore minerario lombardo Gessi, originario di Lovere, paese della sponda bergamasca del Lago d'Iseo, che arrivò a Darzo negli anni Venti del Novecento. Ottenne la concessione per l'estrazione della barite in Val dai Corf e si insediò con lo stabilimento ai "Doss", a sud-ovest del paese, accanto allo stabilimento Maffei. Le strutture, dalle tipiche tettoie per il riparo di attività industriali, sono ancora oggi visibili e il sito viene da tutti riconosciuto con il nome dell'antico direttore "nom fò 'l Macàrio". La ditta Gessi-Macario cessò di esistere nel secondo dopoguerra, quando fu incorporata dalla Maffei. Sono in corso ricerche d'archivio per ricostruire con maggior rigore le notizie sulla storia della impresa e società Gessi-Macario. 

Maffei:la Maffei”, “il Maffei”, come viene comunemente chiamata dagli ex lavoratori e dalla gente di paese. Industria mineraria fondata dall’imprenditore Carlo Maffei (22/05/1879-27/04/1965) detto “Il Barba” nativo di Casargo in Valsassina (Lombardia). A Darzo arrivò nel 1902 ottenendo la concessione per coltivare la barite nella località di Val Cornèra. Aiutato inizialmente finanziariamente da due darzesi, Giulio Zanetti "Avocac" e Albino Beltrami "Tonalì", costruì il primo rudimentale stabilimento di lavorazione a Lodrone e poi nel 1926 inaugurò uno stabilimento più moderno a sud-ovest del centro storico di Darzo, all'imbocco del paese, per chi proviene da sud. Nell’arco dei primi cinquant’anni di attività, la quantità e qualità della barite scavata a Darzo, unita allo spirito d’iniziativa del proprietario permise all’azienda di consolidarsi ed espandersi con impianti e lavorazioni in varie parti del Trentino e dell’Italia, conquistando una posizione di rispetto anche sul mercato estero. La denominazione della società mutò nel tempo, di pari in passo con le dinamiche dell’assetto proprietario e delle vicende famigliari: dalla iniziale C.Maffei & C. SpA, si passò a C.Maffei C. Monte Orno Spa, che venne anche quotata in borsa (prima azienda trentina), nel 1982. Quando nel 1951 il capostipite, Carlo Maffei "Il Barba", volle celebrare con solennità il cinquantenario dell'azienda (ad esempio dando alle stampe una pubblicazione "Cinquant'anni C.Maffei & C. 1901-1951" con notizie storiche e immagini fotografiche sulla nascita e sviluppo dell'azienda e dei suoi più stretti collaboratori, e, con il testo integrale tradotto in tre lingue: inglese, francese e tedesco), già da un paio di anni i figli Ottorino (1905), Cesare (1907) e Italo (1912) avevano preso in mano le sorti dell'azienda. Fu in particolare il figlio Italo, dai dipendenti famigliarmente chiamato "Sior Italo" o "dotur Italo" a condurre le sorti dell'azienda, che da Darzo si espanse a Giustino (Giudicarie, Val Rendena) nel 1947 avviando la coltivazione di una cava di Feldspato; ancora in Trentino a Vigo Meano (1949) e poi a Trento nel 1952.

Marìgole
: Sito di montagna che ricade sul territorio di proprietà collettiva pubblica amministrato dall'Asuc di Darzo (si sviluppa dai 1040 ai 1200 m s.l.m.). Alla fine del 1800 furono notati degli affioramenti di barite che si rivelarono un giacimento molto importante sfruttato dalla famiglia Corna Pellegrini per più di un secolo, fino al 2009, quando la concessione venne abbandonata per esaurimento della materia prima.

Mineraria Baritina: vedasi Corna Pellegrini

Minör: termine dialettale per minatore/i. Così usavano definire se stessi i minatori delle cave darzesi, mentre in dialetto locale si direbbe oggi più volgarmente “minadur”. Altre espressioni comunemente utilizzate per definire chi di mestiere faceva il minatore erano: "nà 'n galerìa"  "nà 'n miniera".  "Minör” è il termine utilizzato nei dialetti lombardi e piemontesi, ripreso dal vocabolo in lingua francese (mineur). A Darzo, Storo, Lodrone e circondario, dove il mestiere di minatore non era storicamente presente prima dell’avvio della coltivazione della barite nel 1894, il termine minör divenne d’uso corrente. Si presume, introdotto dai primi imprenditori minerari lombardi, i quali inizialmente portarono con sé minör specializzati provenienti dalla Val Camonica, dalle valli Bergamasche e dalla Val Sabbia. In altre zone del Trentino i minatori sono chiamati "canopi", storpiatura dialettale del termine in lingua tedesca antica Bergknappen, poiché sin dal Medioevo in quelle zone furono soprattutto maestranze di cultura germanica (bavaresi, tirolesi, boemi …) a svolgere questa mansione.

Paèr: Sito di montagna che ricade sul territorio di proprietà collettiva pubblica dell'Asuc di Storo (a circa 1200 m s.l.m.), poco lontano da Marìgole, dove furono ritrovati giacimenti di barite. La richiesta di concessione e la coltivazione del filone fu condotta dall'impresa di Felice Cima (vedi).

Pice: Sito di montagna che ricade nel territoriodi proprietà collettiva pubblica dell'Asuc di Storo (a circa 1000 m s.l.m.), situato accanto a Marìgole, dove furono ritrovati affioramenti di barite. La richiesta di concessione e la coltivazione del filone fu condotta dall'impresa di Felice Cima (vedi) che la sfruttò a partire dagli anni Trenta fino ai primi anni Settanta del Ventesimo secolo.

Quarzo:

Sigma SpA: vedasi Cima

Solfato di Bario: vedasi Barite

Val Cornèra
: Sito di montagna che ricade sul territorio di proprietà collettiva pubblica amministrato dall'Asuc di Darzo (si sviluppa dai 1200 ai 1400 m s.l.m.). Nei primi anni del Novecento furono ritrovati alcuni filoni di barite da parte della società di Carlo Maffei, che ne decise la coltivazione in concessione. Nel corso degli anni, il giacimento di Val Cornèra si rivelò molto importante, per la qualità e la quantità di minerale estratto. Fu abbandonato nel 1964, dopo decenni di intensa coltivazione da parte della ditta Maffei, per esaurimento della materia prima.

Val dai Còrf: 
Sito di montagna che ricade sul territorio dell'Asuc di Darzo (a circa 1000 m s.l.m.) nei pressi della località di Dospré, dove furono ritrovati giacimenti di barite. Dalle ricerche d'archivio sin qui condotte, risulta che la concessione a scavare fu assegnata alla ditta Gessi-Macario (vedi) e che in seguito fu rilevata dalla Maffei (vedi).