"L'epopea dell'oro bianco" (2006), il murales affrescato dall'artista Paola de Manincor sulla Casa sociale, al centro del paese. Uno dei tre dedicati alla storia delle miniere di Darzo, realizzati in paese.



"Dalla miniera al paese" (2006)


"In miniera" (2008)
 

 I murales: "La strada delle miniere"

I murales
Sono la prima, importante iniziativa voluta dal direttivo della Pro Loco di Darzo, allora in carica, per dare valore al passato minerario della comunità. Siamo nel 2005 e con i murales viene dato avvio al progetto "La strada delle miniere". Dal 1894 (e fino al 2009) dalle montagne di Darzo si è estratto l’“oro bianco”, la barite, fonte di lavoro e sostentamento per generazioni di famiglie del luogo. L'attività mineraria è stata fondamentale per il passaggio dalla civiltà rurale a quella industriale nella Valle del Chiese. Per ricordare tutto ciò si è pensato di ravvivare il paese con alcuni dipinti che raffigurino la tradizione mineraria, i suoi protagonisti e tutto il contesto della lavorazione, estrazione, cernita e trasporto del minerale, creando un ideale percorso di visita lungo "La strada delle miniere".
 
L'iniziativa raccolse consensi fra la popolazione, che si prodigò in prima persona a reperire risorse finanziarie. Con una formula particolare: una sottoscrizione della durata di 24 mesi, sottoforma di contributo mensile versato su un conto corrente ad hoc presso la locale Cassa Rurale, a cui aderirono 30 famiglie. Alcuni enti privati e pubblici diedero un sostanzioso contributo finanziario alla realizzazione, tra questi la Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella e il Comune di Storo. Altri enti sostenitori del progetto La Strada delle Miniere sono stati Cedis, Consorzio Turisitico, Ecomuseo della Valle del Chiese e BIM del Chiese, la Provincia Autonoma di Trento - Servizio Attività Culturali - Progetto "Memoria".

Primo murales: "Dalla miniera al paese"
Realizzato nel giugno del 2006 il primo murale è situato lungo via T.C. Marini a Darzo su parete di proprietà di Leone Beltrami. Autori: studenti dell’Istituto di Istruzione delle Arti “Alessandro Vittoria” di Trento (Susanna Benedetti, Matteo Carotta, Veronica Lavagna, Matteo Daldoss, Chiara de Eccher, Omar Larentis, Filippo Nicolò Massaro, Marta Nuresi, Selene Signorini) coordinati dal prof. Rolando De Filippis. 
L’opera si colloca con rigore nella struttura dell’ampio percorso di ricerca della memoria storica, promosso dalla comunità locale.
L’impianto della decorazione si snoda in due momenti caratterizzanti della figura e del paesaggio: il primo piano è occupato dalle figure dei minatori, fermi all’ingresso della galleria con lo sguardo rivolto ai passanti; il secondo piano rappresenta il paesaggio montano, morbido e leggero, che sembra contrapporsi alla durezza e all’asperità della roccia vicina agli uomini. In alto, lontano l’immagine della chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Nepomuceno, che nella realtà si trova, rispetto ai siti minerari di montagna, in basso, a fondovalle in paese, che sembra voglia unire le due situazioni, richiamando a quel forte sentimento religioso della gente di montagna e alla visione malinconica di coloro i quali sono costretti a vivere lontano dalla propria casa.

Secondo murales: "L’epopea dell’oro bianco"
Nei mesi di agosto e settembre del 2006, viene realizzato il secondo grande affresco su parete della Casa sociale (casa delle Associazioni), ubicata nel centro storico in piazza XVI Artiglieria. Autori: l’artista trentina Paola de Manincor (1931-2011), in collaborazione con Bianca Maria Pasolli, Andrea Tomaselli e Stefano Salizzoni. L’affresco ritrae vari momenti e fasi del lavoro collegato alla vita di miniera: l minatori, le cernitici, “la Vècia” cioè il castagno secolare e frondoso che si trovava lungo il sentiero per la miniera, a metà tragitto, dove i minatori si davano appuntamento o si fermavano a riposare, la festa di Santa Barbara e gli affetti dei minatori, i mezzi di trasporto, l’emigrazione.
Un racconto pittorico che si onora di poter testimoniare le vicissitudini, le fatiche, l’impegno di un lavoro duro, quello del minatore (minör); lavoro che ha consentito agli abitanti della zona di poter vivere nei propri paesi d’origine arginando l’esperienza dell’emigrazione; lavoro duro quello delle cernitrici, le donne impiegate, forse per la prima volta in zona in attività extra domenstiche e agricole, che lavoravano al freddo a scegliere e classificare il minerale; lavoro duro quello dei minatori, sostenuto dall’orgoglio di poter vantare l’appartenenza ad un’importante categoria, quella del minör, che contribuì a migliorare il tenore di vita delle famiglie della valle.

Terzo murales: "In miniera"
Nel settembre del 2008 è stato portato a termine il terzo dipinto su casa privata di Ernesto Marini e Elisabetta Poletti, in centro storico. La realizzazione è stata curata dall’artista prof. Ernesto Romiti. Questo terzo affresco chiude simbolicamente l’anello del percorso in paese. Il dipinto è realizzato in un crocevia, all’incontro di tre strade, e vuole simboleggiare e riprendere il tragitto di una strada, quella delle miniere,  “che va e che viene”. Il murales raffigura una particolare fase del lavoro in miniera. Una raffigurazione realistica e riadattata da immagini fotografiche custodite dalle famiglie in paese.