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Ester Rinaldi

Ester Rinaldi

"Mio papà Guido ci teneva a lavorare, ma era anche per i diritti, nel senso che notava le condizioni di sfruttamento che c’erano in quegli anni, magari che non riguardavano lui ma altri."

Mi chiamo Ester Beltrami sono nata a Darzo e vivo a Ponte Caffaro (BS). Sono figlia di Guido Beltrami, minatore e di Domenica Rinaldi, cernitrice.

Ricordo che le condizioni di lavoro erano molto disagiate e non si faceva attenzione alla salute. Ricordo che quando andavo a portare la merenda a mio nonno materno Candido Rinaldi "Capuesi" nello stabilimento della Baritina dentro lo stanzone gli operai non si vedevano bene, si vedevano solo delle figure che si muovevano, perché erano circondati da una nuvola di polvere bianca.
Ricordo che mio papà Guido ci teneva a lavorare, ma era anche per i diritti, nel senso che notava le condizioni di sfruttamento che c’erano in quegli anni, magari che non riguardavano lui ma altri. Negli anni Sessanta c’era un sindacalista che girava e passava anche qua e mio papà si rivolgeva molto a lui anche per il riconoscimento delle malattie, non solo dei lavoratori, ma anche dei famigliari. Forse per questo i padroni non vedevano di buon occhio mio papà. Ad esempio, mentre lavorava l’hanno sempre invitato alla festa di Santa Barbara, dal giorno in cui si è licenziato non lo hanno più invitato, mentre altre persone che si erano licenziate venivano invitate lo stesso. Probabilmente perché era uno che riconosceva le ingiustizie e si impuntava un po’ per cercare di migliorare la situazione. Sentiva molto il senso dell’ingiustizia anche quando capitava agli altri. Diciamo che mio papà non è stato molto fortunato nelle cose che ha fatto, diceva spesso “se io mettessi su una fabbrica di cappelli, nascerebbero tutti senza testa”. Mi raccontavano che quando mio papà è arrivato qui dalla prigionia il 1 gennaio del 1947, dopo quasi dieci anni di assenza, mia mamma Domenica e una sorella di mio papà erano nella stalla di mio nonno materno che stavano montando la panna per la festa del primo dell’anno. Si sono viste davanti quest’uno con i capelli lunghi fino alla schiena pieno di pidocchi. Lui non sapeva che era finita la guerra e non ho mai capito come abbia fatto a tornare senza niente dal Sud Africa, lui mi raccontava spesso di quel periodo, ma io mi stufavo e non lo ascoltavo. Mia mamma Domenica non lo aveva riconosciuto perché quando mio papà era partito lei aveva sette anni.

Intervista effettuata nel mese di dicembre del 2010 a Darzo.

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