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Giorgio Zanetti

Giorgio Zanetti

"Ho fatto l’autista e ho ereditato la stessa passione di mio papà perché da bambino mi portava sulle ginocchia a farmi provare a guidare i camion."

Mi chiamo Giorgio Zanetti. Sono nato a Tione nel 1943 e sono di Lodrone, non avevamo un soprannome particolare, mio papà Stefano Zanetti lo chiamavano “Autista” per il suo lavoro. Ho cominciato ad andare su allo stabilimento Maffei il primo gennaio del 1966 a fare l’autista e ho sempre fatto quello. Io ho ereditato la stessa passione di mio papà perché da bambino mi portava sulle ginocchia a farmi provare a guidare. Prima di partire militare avevo già la patente per i camion perché avevo lavorato con una ditta a trasportare ghiaia. Finito il servizio militare ho fatto la patente per il rimorchio superiore ai 35 quintali per andare con gli autotreni e mio papà ha chiesto al dottor Maffei se c’era un posto per me; così ho cominciato a lavorare.
Portavo il materiale finito con le cisterne alle ditte che producevano ceramiche giù per l’Italia. Ho cominciato lì perché già ci lavorava mio padre e per i primi due anni ho fatto i viaggi insieme a lui e poi lui è andato in pensione ho continuato da solo. Trasportavo feldspato della cava di Giustino per a quel tempo Val Cornèra era già chiusa. Andavamo a Sassuolo soprattutto, alla Iris, a Faenza, a Sant’Arcangelo di Romagna, Imola, fino a Chieti e a Macerata siamo arrivati. Poi a Brescia all’Idealstandard, alla Scala, poi fino a Milano.
All’inizio eravamo in due sul camion poi mi a metà degli anni ‘80 abbiamo cominciato a viaggiare da soli e facevamo due viaggi al giorno: per una settimana un autista trasportava di notte e l’altro di giorno e poi si invertiva. In questo modo il mezzo non stava mai fermo e viaggiava ventiquattr’ore su ventiquattro. Per questo motivo io alla stabilimento non c’ero quasi mai: ritornavo a casa a riposarmi poi ripartivo; arrivavo col camion vuoto, veniva caricato e partiva l’altro autista. Quando tornava partivo io.
Il lavoro mi piaceva molto ero appassionato ai camion come mio papà che ha fatto l’autista per quarant’anni. Con i colleghi il rapporto era molto buono, così anche lo stipendio. Le ditte che c’erano qua in giro e i padroncini di Darzo prendevano meno di noi: io mi ricordo che i primi mesi prendevo 140.000 lire al mese quando gli altri prendevano al metà. Si stava bene alla Maffei. Poi noi tornavamo vuoti e la sera eravamo sempre a casa. Mentre le altre ditte stavano fuori anche due o tre notti. Quando ho cominciato si lavorava anche il sabato, e la domenica mattina si faceva manutenzione all’autotreno: sostituire le gomme, controllare l’olio ecc. Poi grazie ad un autista più anziano, siamo riusciti a convincere il proprietario a non lavorare la mattina della domenica perché la sera stessa dovevamo già ripartire. Allora la manutenzione la facevamo durante al settimana se avevamo qualche ora libera. Poi con il tempo siamo riusciti a togliere anche il sabato, ma non noi alla Maffei, i sindacati a livello nazionale. Con la proprietà abbiamo sempre avuto ottimi rapporti: quando veniva allo stabilimento il dottor Italo passava sempre a salutarci; ci dava la mano.
Negli anni un mio parente che lavorava a Odolo mi ha chiesto se facevo società con lui per diventare padroncini a trasportare tondini della ferriera, ma non ho accettato, stavo troppo bene alla Maffei. Ad esempio se facevo un viaggio lungo, il giorno dopo mi davano un viaggio corto.
Adesso con i colleghi ci ritroviamo a Santa Barbara e tre anni fa una ventina di noi della Maffei l’abbiamo festeggiata con quelli della Baritina perché ormai siamo sempre meno. Ma Santa Barbara era una bella festa: siamo andati a festeggiarla anche a Trento ma gli ultimi anni si andava a Giustino dove c’erano le cave, all’hotel Canada, mi ricordo.
Nello stabilimento le cose non sono molto cambiate mentre i mezzi di trasporto sono sempre migliorati e così anche le autostrade che sono aumentate, mentre le strade statali sono sempre le stesse. Sono andato in pensione il 1 gennaio del 1997.

Intervista raccolta a Lodrone il 6 marzo 2013.

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Darzo si trova in Valle del Chiese, nel Trentino sud-occidentale. Poco distante dalle Dolomiti di Brenta, dal Lago di Garda e dalle sponde del Lago d'Idro.

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