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Raffaele Canetti

Raffaele Canetti

"A vedere adesso cosa è rimasto della Maffei e pensare a quante persone ha dato da mangiare negli anni passati sembra impossibile."

Mi chiamo Raffaele Canetti. Sono nato a Storo nel 1933 il soprannome della mia famiglia è “Canèch”.
Sono spostato con Speranza Marini che ho conosciuto durante i miei anni di lavoro per la Maffei. Ho trovato questo posto di lavoro perché avevano bisogno di operai; c'era il Girardini che è passato all'ufficio di collocamento a Storo e ha preso qualche nome di giovani liberi così mi hanno chiamato.
Ho cominciato nel 1959 erano anni in cui c'era bisogno di lavorare e si cercava un posto perché erano anche gli anni migliori. Sono andato a lavorare alla Maffei nel periodo in cui si cominciava a lavorare il feldspato anche se c'era ancora la miniera di Val Cornèra. Erano gli ultimi anni che la miniera produceva ancora, lo sapevamo che da lì a poco sarebbe stata chiusa. C'erano due linee di macinazione nello stesso stabilimento ma separate, il reparto più grosso era quello del feldspato. La polvere di feldsapto dava gli stessi problemi, se non peggiori, della barite ai polmoni dei lavoratori, però io non ho avuto nessun problema di salute. C'erano dei sistemi si areazione per eliminare la polvere.
Lavoravamo in quattro persone dalle 4:00 alle 12:00 oppure dalle 14:00 alle 22:00, e ad ogni turno si cambiava squadra. Servivano 4 persone perché dovevamo insaccare, immagazzinare e caricare sui camion. Chi faceva il turno dalle 4:00 alle 12:00 quella settimana doveva anche lavorare la domenica se c'era bisogno.    
In quegli anni ci saranno stati circa più di 100 lavoratori compresi l'officina meccanica. Avevamo un locale dove si poteva consumare quello che ci portavamo da casa. Solo in ultima hanno aperto una mensa a Lodrone.
La paga non era da impiegato, ma non era male si prendeva abbastanza bene. I soldi che prendevo li davo alla famiglia erano anni in cui serviva che tutti lavorassero perché c'era bisogno di soldi.
Il nostro lavoro era un'attività per giovani perché era pesante i sacchi erano da 50 kg l'uno. Si caricavano sui carretti 7 sacchi alla volta e si portavano a depositare nel magazzino, oppure sul camion se era già lì. Eravamo tutti giovani sui 20-25 anni.
Si lavorava bene e si andava d'accordo tra noi e non si sentiva la fatica. Lavoravano con me: Davide Pasi, Salvatore Marini, Eugenio Brugnoni, Sai Giovanni.  
Mi sono fermato per 7 anni poi sono andato via, perché ho cercato un lavoro migliore almeno pensavo. Sono finito a Madonna di Campiglio a fare il custode dei caseggiati per 35 anni fino alla pensione. Ho deciso di lasciare il lavoro perché mi piaceva l'idea di andare a vivere in montagna, all'aria aperta dove ero più libero senza pericoli per la salute e così ho provato.
A vedere adesso cosa è rimasto della Maffei e pensare a quante persone ha dato da mangiare negli anni passati sembra impossibile.
 
Intervista raccolta a Darzo il 6 novembre 2014.

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Darzo si trova in Valle del Chiese, nel Trentino sud-occidentale. Poco distante dalle Dolomiti di Brenta, dal Lago di Garda e dalle sponde del Lago d'Idro.

È un paese di circa 750 abitanti, frazione del Comune di Storo.

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