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Ruggero Grassi

Ruggero Grassi

"Per me è sempre venuto prima il lavoro e dopo il resto: me lo rinfaccia anche mia moglie che dice che ho trascurato la famiglia per la Baritina."

Mi chiamo Ruggero Grassi. Sono nato a Storo nel 1948 e il soprannome della mia famiglia è “Ros de seraüre” forse perché i miei antenati facevano le serrature.
Da ragazzo ho frequentato l'Enaip di Storo e il primo lavoro l'ho avuto a Brescia come capo officina in una ditta che produceva stampi. È stato il proprietario della ditta Mineraria Baritina, l'ingegner Piero, a chiedermi nel 1976 se volevo lavorare per lui. Mi conosceva perché mia moglie Giovanna Manenti lavorava come segretaria negli uffici della ditta.
Ma non ho lavorato subito con la barite. Ho cominciato a lavorare per la ditta Società Mineraria Baritina quando la ditta ha iniziato un'attività meccanica negli spazi che aveva ricevuto dall'acquisto della ditta Sigma. Infatti per impiegare tutti gli operai che lavoravano prima alla Sigma, la Baritina ha aperto una ditta che produceva oggetti in tubo piegato, sedie e altri accessori per la casa. Quest'attività, oltre ad impiegare forza lavoro che altrimenti sarebbe stata superflua, voleva anche rappresentare un'eventuale alternativa alla barite quel giorno che si fossero esaurite le miniere. Per questa ragione l'ingegner Piero allora mi ha chiesto di venire per costruire il settore meccanico della nuova ditta. Anche dal punto della mia vita privata, il trasferimento presso la Mineraria per me era conveniente, perché proprio in quel periodo mi ero spostato e con mia moglie stavamo valutando se andare a Brescia. Restare a Storo per me è stata una scelta positiva. In questa ditta meccanica che si chiamava “Eridio” l'antico nome del lago d'Idro, avevo il compito di direzione della produzione: ad esempio si facevano anche degli stampi e io li progettavo poi con l'aiuto dei meccanici realizzavamo sedie, marmitte, lavorazioni e manufatti in tubi di metallo. Siamo andati anche a presentare la produzione nelle fiere. A capo del settore commerciale c'era Zanettin Paolo, il nipote dell'ingegner Piero, che si occupava anche dell'acquisto della materia prima.  
         
Quest'attività però non ha avuto i risultati sperati e otto anni dopo è stata chiusa, probabilmente uno dei motivi principali era legato alla localizzazione della ditta troppo lontana dalle principali vie di comunicazione che comportava un'elevata incidenza dei costi di trasporto. Mi ricordo che abbiamo costruito anche oggetti progettati da noi. In particolare, una volta di ritorno dagli Stati Uniti, da uno dei suoi frequenti viaggi, l'ingegner Piero ci ha proposto di riprodurre una sedia ergonomica che potesse essere una normale sedia da ufficio con un facile meccanismo per trasformarsi in un “inginocchiatoio” per  appoggiare le ginocchia e tenere dritta e rilassata la schiena. Così l'abbiamo progettata e prodotta in parecchi esemplari; c'erano delle leve che permettevano di ribaltare il sedile e si estraeva una parte per appoggiare le ginocchia. Era un bella idea. Nello stabilimento abbiamo ancora delle campionature.
Così mi hanno spostato nella lavorazione della barite. All'inizio mi sono occupato della produzione di barite in granulati che serviva per gli impianti di deputazione delle acque delle piscine di un'importante ditta di Bologna. Questo lavoro per me è stato un cambiamento completo perché non era il mio campo ma un po' alla volta mi sono interessato. Si producevano diversi tipi di granelli a seconda degli utilizzi a cui erano destinati e bisognava essere precisi nella macinazione e farla correttamente non era una cosa banale anche se sembra solo di dover schiacciare dei sassi. In questo settore ho lavorato per circo sei anni. Poi sono stato trasferito alla macinazione nello stabilimento storico della Società Mineraria Baritina a Darzo. Lì avevo il compito di controllare la produzione come responsabile e in più dovevo seguire anche la centrale elettrica.
Questo periodo me lo ricordo come un buon periodo: il lavoro era interessante perché comprendeva diverse attività: mi occupavo della produzione della barite, ma anche del trasporto del prodotto nelle industrie, e poi di tutti gli imprevisti quotidiani che bisognava risolvere velocemente. É stata un'esperienza che mi ha arricchito della capacità di essere flessibile e trovare soluzioni anche al di fuori del mio campo professionale specifico che era la meccanica. Mi dava molta soddisfazione riuscire ad organizzare la produzione in modo da avere sempre il materiale del tipo richiesto nella giusta quantità quando il cliente lo chiedeva. Questo è un aspetto essenziale per la sopravvivenza di una ditta. Non era facile gestire le produzioni derivanti dalle diverse qualità di barite la pèlio, la super, la extra e le numerose granulometrie che venivano richieste dai clienti per le loro lavorazioni.
Quando ha chiuso la miniera di Marigole è stato un momento stressante perché abbiamo cominciato a comperare il materiale dall'estero; ci mandavano i campioni e in base a questi noi facevamo le ordinazioni. Però poi quando arrivava la barite acquistata, non sempre era della stessa qualità del campione. Da lì derivavano i problemi. Però riuscivamo a risolvere la situazione grazie alla barite che arrivava dalla miniera di Primaluna [provincia di Lecco] che era ancora attiva. Si riusciva a cernire quella lì e a miscelarla con quella dall'estero. Uno dei miei compiti era proprio quello di decidere le miscelature e fare in modo che la qualità finale fosse quella che si aspettava il cliente. Per fare questo usavo un mulino in miniatura, in cui miscelavo le percentuali delle diverse qualità di barite per ottenere il risultato richiesto. La verifica finale del colore si faceva utilizzando degli acidi. Dopo alcuni anni abbiamo imparato a conoscere la qualità dei materiali provenienti dall'estero, dalla Cina, dal Marocco e così siamo riusciti ad organizzare la produzione. Qualche cliente si è lamentato, ma d'altra parte la barite di Marigole era di qualità superiore rispetto a quella che comperiamo da fuori. Ma non era possibile tenere aperta ancora al miniera lassù, non era conveniente, i rami delle gallerie erano esauriti, bisognava fare delle nuove ricerche che avrebbero comportato l'abbassamento dei livelli interni con costi improponibili. Poi anche trovare la manod'opera disposta a lavorare in miniera è sempre più difficile. Comunque, anche adesso c'è in giro della bella barite, ma costa molto. Adesso la barite che si lavora allo stabilimento arriva con i container trasportati dai Tir. Sette anni fa abbiamo provato a far arrivare 45.000 quintali di barite sfusa con la nave, ma per motivi burocratici ha impiegato due anni ad arrivare. E anche quella volta abbiamo avuto grosse difficoltà nella produzione. Da allora abbiamo preferito far venire una ventina di camion con i container ogni mese con una qualità diversa e in questo modo siamo riusciti anche a tamponare le eventuali fregature che ci possono sempre essere: prendendo meno si rischia meno.
Adesso nello stabilimento si fanno le macinazioni: la pèlio si vende sotto i 40 micron, la extra e la super che si vende sotto i 32 micron, poi c'è l'ultra micro che è intorno ai 15 micron. I clienti sono gli stessi da anni, ad esempio la Boero di Genova che prende la barite sfusa con i camion e produce colori. Comunque molto interessanti e poco conosciuti sono i numerosi usi della barite nella produzione industriale: ad esempio quando è stato vietato l'uso dell'amianto nella produzione dell'eternit, una ditta di Brescia, fino a quando non è stato trovato un materiale per sostituirlo altrettanto economico, è stata usata al barite. Oppure una ditta di Milano che produce i tappeti erbosi artificiali usava per appesantire la plastica un prodotto nocivo alla salute che è stato vietato: anche in questo caso per alcuni anni fino a quando non è stato trovato un sostituto più economico è stata usata la barite.
Ho sempre lavorato alla Baritina con entusiasmo e ho dato tutta la vita per il lavoro: non avevo orari e la mia testa lavorava anche la notte e durante le feste. Se la notte c'era il temporale mi svegliavo e pensavo alla centrale: una volta in pigiama ho preso la macchina per andare allo stabilimento e mi hanno fermato i carabinieri di Riva del Garda che non mi conoscevano, che non volevano credere che stessi andando in ditta. Allora hanno voluto seguirmi fino al cancello, poi quando hanno visto che avevo le chiavi mi hanno creduto. Per me è sempre venuto prima il lavoro e dopo il resto: me lo rinfaccia anche mia moglie che dice che ho trascurato la famiglia per la Baritina. Quando è morto l'ingegner Piero il perito Tanghetti mi ha detto che i familiari pensavano di vendere la ditta ma che se gli promettevo di dargli una mano, magari restando anche dopo la pensione, lui avrebbe rilevato la Mineraria Baritina. E così è stato e sono rimasto in ditta fino a quest'estate. Tra le persone che ho conosciuto in tutti gli anni che sono stato giù ricordo soprattutto i proprietari l'ingegner Piero e l'ingegner Gianfranco Corna; due persone molto eleganti, serie che non ho mai sentito rimproverare in modo sgarbato i propri dipendenti. Quando dovevano chiederti qualcosa diceva piuttosto “avrei piacere se preparassi un certo lavoro ...” mai “fammi questo o voglio quello”. Venivano tutte le settimane a verificare il lavoro della ditta.
Negli anni in cui ho lavorato ho visto cambiare profondamente la ditta: negli anni settanta i dipendenti erano parecchi, c'era anche la miniera e minatori, mentre adesso ci sono due mugnai, un palista, Adriano Masiero e il perito Tanghetti.
 
 Intervista raccolta a Storo, il 17 ottobre 2014

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