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Antonio Serafini

Antonio Serafini

"Sono andato volentieri a lavorare lì perchè facevano i turni che mi permettevano di tenere un po' di campagna."

Mi chiamo Antonio Serafini. Sono nato a Storo nel 1930 e la mia famiglia è “Marinetti” e io sono “Nino Marinetto”.
Ho lavorato per la ditta Sigma del dott. Cima 40 giorni nell'estate nel 1961 come mugnaio. Il lavoro andava fatto in due: uno stava giù al mulino dove si macinava, l'altro saliva dove c'era la tramoggia a prender fuori la barite e buttarla giù dove si macinava. Si buttavano giù due o tre vagoni alla volta. Si faceva otto ore per uno e andava tutto il giorno e la notte. Una volta scaricati i vagoni nella tramoggia chi stava sopra scendeva al mulino a dare una mano. Bisognava portare fuori i sacchi sulla banchina rialzata per facilitare il carico suo camion che così avveniva allo steso livello.
Ero disoccupato e siccome avevo un vicino di casa che lavorava giù mi ha detto che alla ditta cercavano operai e allora sono andato giù a chiedere e mi hanno assunto. Il lavoro era faticoso bisognava sollevare sacchi da 50 chili, ma non complicato si imparava subito. I sacchi li portavamo fuori sulla banchina con le carriole, mi pare, e poi dovevamo anche caricarli sui camion.
Facevamo i turni sia di giorno che di notte: dalle 4:00 alle 12:00 oppure dalle 12:00 alle 20:00 e dalle 20:00 alle 4:00. Sono andato volentieri al lavorare lì perchè facevano i turni che mi permettevano di tenere un po' di campagna. Se fossi andato sotto un'impresa avrei dovuto lavorare tutto il giorno sempre 10 ore al giorno.
La paga non era un granché la solita paga; mi pare si prendeva sui 28.000 lire al mese e non facevo straordinari: mi avevano chiesto se volevano andare in galleria per prendere di più ma non ci ho mai pensato.
Poi una mattina mi sono alzato vado a  lavarmi mi accorgo che ho la pelle piena di bolle, come “la rogna” diciamo in dialetto. Sono andato dal dottor Rossi che mi ha detto “è meglio che smetti di lavorare con la barite”. Quindi mi sono licenziato, anche se il capo, non mi ricordo come si chiamava so che veniva dalla Val Camonica, non voleva e cercava di convincermi a restare: “vedrai che passa, resta qui” mi diceva.
Il dottor Cima l'ho visto, era un bel uomo ma non ci dava molta confidenza. Qualche anno prima che andassi a lavorare alla Sigma, nel 1957 mi pare, ho lavorato nel cantiere di costruzione della strada per andare a Pice che era comunale ma finanziata anche con i soldi del dottor Cima dicevano, perchè serviva anche a lui. So che prestava l'attrezzatura del cantiere della miniera per far saltare le rocce e far funzionare i demolitori e aprire la strada.
           
Intervista effettuata a Storo, il 7 agosto 2014.

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