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Gemma Bertini

Gemma Bertini

"Lavoravo da sola, ma mi trovavo bene con tutti: poi si sa gli uomini quando vedono una donna si mettono a chiacchierare volentieri, cominciano a dirti sicuramente qualcosa."

Mi chiamo Gemma Bertini. Sono nata a Cimego nel 1948 e mi sono sposata a Lodrone.

Negli anni ’70 ho cercato lavoro per sei anni; ero iscritta al collocamento e timbravo il cartellino tutti i mesi fino a che sono arrivata al primo posto in lista. Così un giorno vado a timbrare e mi dicono che alla Maffei ci sarebbe un lavoro di due ore al giorno per fare le pulizie. Ho subito accettato; dal 1979 per quattro anni ho lavorato così. Facevo tutte le pulizie degli uffici di Darzo; quello del direttore, del vice, del ragioniere, l’ufficio tecnico e l’ufficio esportazione. Poi andavo anche negli sgabuzzini dove facevano la merenda. In quegli anni il direttore era Paoli Aronne e il ragioniere era il Giancarlo Girardini.
Dopo circa quattro anni che lavoravo, hanno fatto l’accordo per la mensa e allora lavoravo sei ore al giorno: due di pulizie e quattro di mensa. C’era una sala con i tavoli e con l’ape della ditta andavo all’albergo a prendere i pasti pronti. Per alcuni anni li preparava l’albergo “della Bonì” qui a Ponte Caffaro (Brescia), dove abito, e poi quando lei non se la sentiva più, andavamo all’albergo giù al Lago, all’albergo “dal Ròs”, non conosco i nomi precisi. Quando erano le 11:00 andavo a preparare la sala poi con l’ape andavo a prendere il cibo con i contenitori. Una volta finito sistemavo e mettevo tutto a posto e avevo fatto giornata.
Ero contentissima di questo lavoro perché mi permetteva di guadagnare qualcosa, ma anche di stare dietro a mia figlia che andava a scuola. Andavo dentro la mattina presto, facevo le pulizie prima che i miei si svegliassero. Poi tornavo a casa e ritornavo alle 11:00. A me andava benissimo e sono rimasta lì quattordici anni. Lavoravo da sola, ma mi trovavo bene con tutti: poi si sa gli uomini quando vedono una donna si mettono a chiacchierare volentieri: magari sono lì a fare un po’ di pausa tutti insieme e cominciano a dirti sicuramente qualcosa. C’era veramente un bel clima. I primi tempi nelle mensa erano sempre una ventina perché venivano anche gli autisti, poi sono calati mano a mano. Certe volte, magari durante le ferie, erano anche sette o otto che sembrava di mangiare in famiglia. In quel periodo la mensa della Maffei era l’unica mensa aziendale che c’era in giro ed era veramente comodo. Mi ricordo che le discussioni in mensa erano solo su questioni politiche o per il calcio e dopo bastava una battuta o una barzelletta e il clima di tensione era finito.
Mi ricordo che organizzavano le gite aziendali; i primi tempi non andavo perché ogni stabilimento si faceva il suo itinerario e allora da Darzo ero l’unica donna. Dopo invece hanno cominciato a fare la gita tutti insieme e allora venivano le sei o sette donne di Pinzolo e allora ho cominciato ad andare in gita anch’io. Era di lusso a quei tempi.
Purtroppo nei primi anni ’90 c’erano degli esuberi e così mi hanno messo in mobilità e ho cominciato a lavorare in biblioteca a Roncone e a Tione per undici anni.
 
Intervista raccolta a Lodrone il 6 marzo 2013

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Un tesoro sepolto da scoprire

Darzo si trova in Valle del Chiese, nel Trentino sud-occidentale. Poco distante dalle Dolomiti di Brenta, dal Lago di Garda e dalle sponde del Lago d'Idro.

È un paese di circa 750 abitanti, frazione del Comune di Storo.

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