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Celestino Zanetti

Celestino Zanetti

"Non ho fatto nessuna scuola per imparare a fare i lavori di meccanica, li facevo insieme al capo, dove non arrivavo io c'era lui e vice versa. Gli dicevo, “tutt'al più non mi paghi le ore se non va bene quello che faccio” invece è sempre andato bene. Mi dava soddisfazione questo lavoro e anche di notte pensavo a come risolvere i problemi."

Mi chiamo Celestino Zanetti. Sono nato a Lodrone nel 1945, il soprannome della mia famiglia è “Veséns”. Ho cominciato a lavorare a 14 anni per l'officina dei fratelli Piccinelli dove ho imparato a fare il meccanico. Poi dal 1973 al 1978 ho lavorato all'acciaieria di Odolo. Il lavoro a Storo l'ho trovato chiedendo al direttore, Delaidini Angelo, se potevo avvicinarmi a casa quando è nato mio figlio perché per andare a Odolo ci volevano tre quarti d'ora.
Ho iniziato a lavorare nella sede della ditta Sigma nel 1978 quando era stata appena acquistata dalla Baritina come meccanico. In quegli anni si produceva della barite in granella per i depuratori, contrappesi per le serrande oppure si  essiccava del prodotto.
Poi nel 1988 sono andato a lavorare a Darzo sempre come meccanico e il mio capo era Luigi Beltrami. Qui mi occupavo della manutenzione dei compressori, dei mulini. Controllavo l'olio e sfiatavo i serbatoi della condensa per tutti i macchinari dello stabilimento. Quando serviva andavo anche alla teleferica. Mi ricordo che di lunedì mandavano su a Marìgole gli alimenti per i minatori. Poche volte sono andato su a fare manutenzione ai compressori. Nell'officina dello stabilimento facevamo anche riparazioni meccaniche alle carriole o ai carretti. Se serviva andavo anche con le ruspe, o con i muletti. Insomma facevo un po' di tutto.
Mi trovavo bene a lavorare lì perché era vario, facevo un po' di tutto mentre alla ferriera era più ripetitivo, sempre attaccato ad una macchina. Anche con i colleghi mi trovavo. Con il capo reparto, Grassi Ruggero, si andava bene perché mi lasciava anche prendere delle iniziative personali, fare dei brevetti, per facilitare il lavoro agli operai in modo da far fare meno fatica e anche produrre di più. Ad esempio, ho inventato un sistema per saldare terminali dei tubi di scarico dei camion in modo più veloce. Normalmente un operaio doveva stare delle ore con la saldatrice e il tubo in mano. Io invece ho fatto un sistema automatico dove si inseriva il tubo e schiacciando un pulsante questo girava sotto la saldatrice che saldava automaticamente. Sempre per i terminali, invece di inserirli battendo, ho preso un martello pneumatico modificato che con l'aria compressa spingeva il tubo senza fatica per l'operaio. Erano macchinari un po' rustici, ma funzionavo ed erano apprezzati dagli operai e dai capi. Un'altra soluzione l'ho pensata per la teleferica. Quando arrivava alla mattina alle 4:00 il primo vagone, il teleferista doveva uscire ad aspettarlo al freddo altrimenti rischiava di non uscire in tempo per fermarla. Allora ho messo un campanello nel bosco con lo spago che quando passava il vagone in quel punto suonava dentro la cabina e si aveva il tempo per uscire senza dover stare fuori ad aspettare. Insomma accorgimenti alla buona ma funzionavano.
Non ho fatto nessuna scuola, si tratta di tutta roba spontanea della mia testa che ho fatto con l'aiuto del capo, dove non arrivavo io c'era lui e vice versa. Gli dicevo, “tutt'al più non mi paghi le ore se non va bene quello che faccio” invece è sempre andato bene. Mi dava soddisfazione questo lavoro e anche di notte pensavo a come risolvere i problemi. Ad esempio per saldare le staffe dei tubi ho fatto mettere due saldatrici fisse e il tubo che girava e mano mano si saldava da solo: bastava mettere al posto giusto il tubo e la sua fascia. Ecco tutte idee così semplici per rendere il lavoro meno pesante. Per gli aspetti elettrici ci rivolgevamo alle ditte, ma per la parte meccanica facevamo da soli.
La paga era un po' bassina perché ero inquadrato come minerario, prima eravamo metalmeccanici ed era più alta. Proprio negli ultimi anni prima della pensione ci hanno messi come minerari e la paga è calata.
Ho lavorato diciotto anni e mi fa piacere ricordare il bel clima che c'era che rendeva il lavoro un piacere. Comunque la Baritina è ancora lì che tiene duro, mentre la Maffei che sembrava la più potente è da un po' che ha chiuso. La Sigma è decaduta quando è morto il dottor Cima altrimenti era una buona ditta aveva un bel sistema di lavoro come impianto, ci teneva il proprietario. Rispetto alle altre lo teneva sempre rinnovato, aveva anche la sua centrale elettrica che era un bel vantaggio.
Negli anni in cui ho lavorato ho assistito a molti miglioramenti: c'era meno fatica fisica e il lavoro si è alleggerito.
Sono rimasto in buoni rapporti con tutti i miei ex colleghi e ogni anno a Santa Barbara mi invitano, quindi, penso che sono tutti rimasti contenti. Ho lavorato per 18 anni che sono volati e nel 1995 sono andato in pensione.

Intervista raccolta a Lodrone nel febbraio 2013

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