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Pietro Scaglia

Pietro Scaglia

"I minatori sono gente umana. Pochissime sono le persone che riescono a lavorare nelle condizioni della miniera, anche perchè bisogna saperle fare bene le cose altrimenti i rischi sono altissimi."

Mi chiamo Pietro Scaglia. Sono nato a Storo nel 1937 il mio soprannome è “Tràe”.
Ho lavorato come impresa edile per la Mineraria Baritina dal 1967. Facevamo un po’ tutti i lavori edili che servivano per la manutenzione dello stabilimento. Poi il lavoro è cambiato con l’introduzione della ripiena cementata: il primo getto l'ho fatto nel 1973 e da allora abbiamo continuato. 
La ripiena cementata ha aumentato la produttività perchè si poteva estrarre tutto il materiale dalle gallerie con meno lavoratori, aumentando al sicurezza ed eliminando la necessità di armare le gallerie con i legni che era un lavoro molto impegnativo. Prima bisognava lasciare in galleria anche il 50% della barite per sostenere le volte altrimenti crollava tutto. In 42 anni di lavoro abbiamo gettato 80.000 mc di cemento fatti con un “dumper” 2 metri cubi e mezzo alla volta. Si gettava attraverso i fornelli e c'erano tre entrate per il getto: una dalla galleria la Felice e una dalla Vittoria, la più bassa dalla Santa Barbara. Ho fatto 42 anni di miniera una settimana magari cinque giorni e un'altra un giorno ma comunque ero sempre su. La ripiena cementata è stata un'innovazione eccezionale altrimenti bisognava lasciare circa il 50% della barite per sostenere la galleria. Invece così si poteva estrarlo tutto. Lavoravo quando mi chiamavano non tutti i giorni ma, diciamo, due o tre giorni alla settimana fino al 2012 quando abbiamo fatto gli ultimi getti.
Il lavoro in sé non è cambiato molto: bisognava entrare in galleria, fare le armature e gettare. Il concetto era: i minatori estraevano e noi riempivamo cominciando dalla cima e scendendo progressivamente. Il materiale prima lo portavamo su con i trattori e poi quando hanno migliorato le strade con i camion. Circa 5.000 mc l'anno di materiale trasportato. Non abbiamo mai usato le teleferica.
Molto importante era l'armatura dei fornelli: vale a dire i collegamenti verticali tra le gallerie poste a diversi livelli nella montagna. Erano come dei camini di due metri e mezzo per due metri e mezzo e circa ogni sei metri si faceva una soletta, un piano insomma per attaccarci  le scale a pioli in ferro e mettere in sicurezza i minatori. Lavoravamo contemporaneamente all'attività di scavo sia per consolidare le parti scavate che per rendere più sicure le parti che servivano al lavoro dei minatori.
Abbiamo cominciato che non c'era niente, diciamo, andavano ancora alla vecchia fino alla fine quando c'erano le pale ad aria compressa e le pompe per il getto. All'inizio si lavorava tutto a mano con il badile. La malta la facevamo su a Marigole; avevo su la macchina mobile per fare il cemento che si chiama “dumper”. Si gettava passando dai fornelli e a seconda di dove si lavorava lo spostavo: in fondo c'era la pompa e da lì andava dove serviva. Tutte le pompe andavano ad aria compressa.
Si gettava anche giorno e notte senza fermarsi: le camere si riempivano di cemento e inerte solo dove c'erano i passaggi si usavano le armature. Il perito Tanghetti conosce bene tutto il altro che abbiamo fatto perchè abbiamo iniziato insieme e ho finito quando anche lui ha chiuso le miniere a Marigole. Di situazioni pericolose non ne ho vissute, perchè quando arrivavamo noi a gettare il lavoro di estrazione era già fatto. Bastava mettere i tubi nella galleria e poi riempire.
Si armava il cemento nei passaggi dove era pericoloso altrimenti si riempiva e basta. Stavamo su  a lavorare al massimo in tre operai contemporaneamente. Se invece si trattava di lavori di edilizia anche 4 o 5 operai. Ad esempio per fare la teleferica nuova  negli anni '80. Dopo 1976 abbiamo usato pezzi presi dalla teleferica della ditta Sigma per alcuni anni e poi abbiamo rifatto l'impianto: le stazioni in cima e in fondo e i piloni. Durante i lavori abbiamo usato in parallelo la teleferica vecchia per portare su in materiale e poi l'abbiamo smontata. Nello stabilimento abbiamo montato i mulini nuovi.
Ho avuto questo lavoro dall'ingegner Vittorio cugino dell'ingegner Piero che è rimasto qualche anno. Poi i maggiori rapporti li ho sempre avuti con il Tanghetti e l'ingegner Piero che mi seguiva sul lavoro. Ricordo che l'ingegner Piero era un industriale vecchio stampo: veniva due volte alla settimana a controllare i lavori della ditta e puntava al risparmio sui macchinari e materiali però riconosceva il giusto per il lavoro che si faceva. Adesso il Tanghetti prosegue l'impostazione dell'ingegner Piero perchè è cresciuto professionalmente con lui.
Negli anni ho visto cambiare tutto e per fortuna in meglio: all'inizio si usava tanto legno poi sempre meno; ma la miniera non è una galleria normale come quelle stradali, perchè in miniera si va alla ricerca e la larghezza non è sempre uguale, al massimo si arriva a tre metri e quindi gli spazi sono sempre ristretti. Le armature per gli avanzamenti sono sempre state fatte in legno perchè altro non si poteva usare.
Adesso mi hanno chiesto di andare su a sistemare un pezzetto d galleria che è un po' pericolante, ma ci sono dei problemi enormi: da un lato, noi saremmo la ditta più adatta perchè conosciamo il lavoro e lo facciamo da quarant'anni, dall'altro ci sono problemi burocratici che rendono la cosa molto complicata da fare. Secondo me, è anche per colpa di questi problemi burocratici che sono aumentati negli ultimi anni che Tanghetti ha deciso di chiudere la miniera di Marigole. La Maffei ha chiuso prima della Mineraria baritina perchè ha impostato il lavoro in modo più industriale: han tirato fin che riuscivano e poi se c'era pericolo lasciavano lì. Infatti dentro c'è ancora molo materiale che non si poteva più cavare perchè c'erano dei vuoti troppo grandi. Invece alla Mineraria come tiravano fuori mettevano dentro, e quindi la montagna era piena e si poteva continuare a lavorare fino all'ultimo senza rischi di frane. Il sistema di lavoro era diverso dalla Maffei: sono andati piano infatti hanno lavorato per più di 100 anni. Adesso è tutto un blocco di cemento e anche per fare un Museo bisognava saperlo prima che si lasciavamo dei passaggi.
Adesso di potrebbe tenere la galleria in fondo dove c'era la teleferica che è quella più vecchia che ha problemi di frane. Infatti bisogna metterla a posto altrimenti crollano le gallerie e si chiude tutto. Il problema principale è dove sono rimaste la spalle delle gallerie in barite perchè è un materiale friabile e con il peso della volta tende a cedere.
Ma c'erano di gallerie: noi portavamo il cemento fino a 250 metri dentro la montagna, montando i tubi con pezzi lunghi anche fino a sei metri. Tubi di 1 cm spessore grosso e pesantissimi da muovere che si potevano spostare solo a spalla dentro le gallerie. Venivano appesi ai solai delle gallerie. Si trattava di un lavoro scomodo perchè le gallerie erano strette e i minatori dovevano potere continuare ad andare avanti e indietro. Per illuminare nelle gallerie principali c'erano le luci fisse, in quelle minori avevamo le luci sul casco e le lampade a carburo che venivano appese lungo le pareti. 
Ho cominciato a lavorare per la Mineraria Baritina nel 1967 e finito nel 2012,  ma anche oggi sono andato a sistemare il tetto dello stabilimento perché, se serve, Tanghetti mi chiama. Io penso che se si facevano le ricerche ce n'era ancora di barite, ma ci sono troppi vicoli e difficoltà burocratiche a gestire in questi anni l'attività mineraria. Oggi diventa addirittura più semplice comperare la barite in Cina e lavorarla qui, anche se è di qualità inferiore: quando arriva è bianca e una volta macinata è scura. Quella nostra una volta macinata era bianca candida, di qualità superiore.

Intervista effettuata a Storo, il 7 agosto 2014.

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