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Giulio Marini

Giulio Marini

"Quando ho cominciato nel 1973 per accendere gli impianti il lunedì mattina alle 4.00 ci voleva la cartina geografica, poi abbiamo messo la cabina con il quadro elettrico e si accendeva tutto con un interruttore."

Mi chiamo Giulio Marini. Sono nato a Darzo nel 1933 e ho sempre abitato qui. Sono vedovo e ho quattro figli.
Ho lavorato per la ditta Maffei sei mesi tra il 1950-51 e poi per la ditta Corna cinque anni dal 1951 al 1956. Sono muratore specializzato e mi occupavo delle manutenzioni e costruzioni edili. All'inizio volevano mandarmi su in Marìgole perché siccome ho fatto il corso artificieri volevano farmi lavorare con la polvere, le mine e tutta quella roba lì, ma io non ho voluto saperne. Allora ho lavorato in Marìgole come muratore: ho messo a posto il gabinetto, la casetta per mettere a posto i ferri che adoperavano in miniera, la cucina e il dormitorio. Poi quando pioveva andavo all'interno della galleria a mettere a posto i pali di legno e a riarmare là dove si mollava giù. Altrimenti sono sempre stato agli stabilimenti. Alla Corna facevo un po' di tutto: ripassavo i tetti per mettere a posto le marsigliesi, i canali di gronda, i gabinetti tenevo tutto in ordine così. Poi se venivano delle macchine li aiutavo a caricare.
Non ero mica tanto soddisfatto della paga perché quando ero sotto la ditta Corna a fare tutte le ore e gli straordinari prendevo 28.000 lire al mese mentre quando dopo il 1956 sono andato a lavorare nell'edilizia ho preso subito tre volte di più e poi lo stipendio è sempre cresciuto. Ed è per questo che ho lasciato il lavoro per le ditte minerarie e sono andato a lavorare nell'edilizia, altrimenti non sarei riuscito a farmi la casa e dopo che sono andato in pensione ne ho costruita un'altra qui dietro. Se stavo alla ditta Corna case non ne facevo mica perché avevo tre maschi e una femmina da far studiare e li ho potuti mandare a fare le scuole superiori.
Mi ricordo che facevo un lavoro particolare che consisteva nel rivestire l'interno delle macine della barite che erano lunghe fino a sei metri e alte due ed erano di forma rotonda. Si rivestivano all'inizio con dei sassi duri fermati con il cemento. Poi sono arrivate delle mattonelle dalla Toscana che non si potevano tagliare, ma andavano messe in modo preciso per corsi continui. Era difficile perché le mattonelle avevano una forma conica e se si sbagliava l'errore si ripeteva e non si arrivava più in cima giusti. Dovevano arrivare al punto giusto e venivano fissate con del materiale specifico che seccava in pochi minuti, quindi bisognava essere veloci. Poi con l'Ingegner Piero Corna ho lavorato per controllare il funzionamento delle macchine che separano la barite dal falso: sono macchine che con il pistone buttano su l'acqua, nell'acqua il falso che pesa meno viene su e va fuori, mentre la barite che è pesante scende giù e rimane. Questa macchina, che chiamavamo "Denver", è stata introdotta nel 1956 e non trattava tutta la barite, ma quella più piccola che le donne non riuscivano a separare.



Mio papà si chiamava Angelo Marini dei "Giòti" ed era del 1894 ed è morto nel 1945. Ha lavorato per la Maffei e poi trent' anni per la Corna. Portava via il materiale separato dalle cernitrici con le carriole e lo buttava giù nei contenitori. Il lavoro dipendeva da quanto materiale veniva giù: delle volte ci volevano anche due uomini per portare via le carriole. Bisognava scattare. In casa eravamo cinque fratelli e la mamma lavorava la campagna. Avevamo le mucche e c'era sempre da lavorare: fare il fieno, portare via il letame. In autunno avevamo una stanza piena di granoturco e la cantina con le patate e magari quaranta forme di formaggio, poi vino per tutto l'anno. Avevamo sette o otto appezzamenti e quando si tornava a casa dal lavoro si andava in campagna. Si lavorava anche sedici ore al giorno.

Mio fratello Silvio Marini era nato nel 1927 ed è morto due mesi fa. Ha fatto il camionista per la ditta Beltrami e Rinaldi che portava via la barite per la Corna, ma se serviva anche per la Maffei. Ha lavorato così dal 1950 al 1960 e poi si è messo in proprio.

Mio fratello Vigilio Marini ha lavorato per poco nelle gallerie della Maffei e più a lungo per la ditta Corna, sempre in miniera.

Intervista effettuata a Darzo nell'ottobre del 2010.

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Un tesoro sepolto da scoprire

Darzo si trova in Valle del Chiese, nel Trentino sud-occidentale. Poco distante dalle Dolomiti di Brenta, dal Lago di Garda e dalle sponde del Lago d'Idro.

È un paese di circa 750 abitanti, frazione del Comune di Storo.

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