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Massimo Donati

Massimo Donati

"Quando ho cominciato nel 1973 per accendere gli impianti il lunedì mattina alle 4.00 ci voleva la cartina geografica, poi abbiamo messo la cabina con il quadro elettrico e si accendeva tutto con un interruttore."

Mi chiamo Massimo Donati.  Sono nato a Darzo nel 1954 a ho sempre abitato qui, sono sposato e ho due figli.
Ho lavorato per la ditta Maffei dal 1973 al 2009 come elettricista specializzato: mi occupavo della centrale elettrica dello stabilimento ed ero sempre sugli impianti a sostituire parti vecchie con parti nuove e a fare le munutenzioni. Ero sempre reperibile giorno e notte e specialmente in inverno mi chiamavano al lunedì mattina alle quattro perché l'impianto non ripartiva dopo la pausa della fine settimana. Ho cominciato a lavorare alla Maffei perché mio papà lavorava ancora come elettricista e conosceva il proprietario di allora, Italo Maffei.
Erano gli anni della svolta tecnologica quando il lavoro si stava trasformando: ho visto ancora persone che andavano in giro con le carriole, perché prima di allora erano prevalenti le attività manuali poco specializzate. Nel corso degli anni Settanta sono diventati preponderanti i macchinari ed è aumentata l'attenzione per la sicurezza. Sono stati introdotti i nastri elevatori e nastri trasportatori, le pale meccaniche e sono stati costruiti silos con tramogge più grandi. Questo ha permesso di aumentare la produttività e a partire dalla metà degli anni Ottanta era diventato possibile fermare gli impianti per le riparazioni e manutenzioni, perché c'era scorta di materiale. Così mano a mano che i lavoratori raggiungevano l'età della pensione non venivano più sostituiti.
Negli anni Sessanta lavoravano alla Maffei, compresi gli stagionali e le donne cernitrici, circa 120 persone, nel 2009, quando ci hanno licenziati, eravamo rimasti in quattordici. Ma il declino è cominciato prima quando la Maffei ha venduto alla ditta Iris che faceva piastrelle e alla quale interessava solo la cava di Giustino per aver il feldspato e noi siamo diventati un ramo secondario. Da allora non abbiamo più cercato nuovi clienti sul mercato e ci siamo fermati e andati avanti così. La nostra fine è stata decisa nel 2007 quando la Iris ha venduto il settore Maffei alla Minerali Industriali. Questi sono venuti a vedere, hanno ceduto la centrale elettrica al Bim del Chiese e da lì abbiamo capito che la volontà di andare avanti non c'era. Infatti, il 31 maggio del 2009 siamo stati licenziati tutti.
Dal punto di vista fisico non ho avuto nessuna conseguenza per il mio lavoro in ditta. Quando ho cominciato io lavoravamo già il feldspato che veniva da Giustino con i camion perché la miniera di Val Cornèra era stata chiusa nel 1964. Il feldspato come materiale era povero di quarzo che è quello pericoloso per la salute. Poi una decina di anni fa si è esaurita la cava di Giustino e dai primi anni Novanta abbiamo cominciato a lavorare il quarzo della Valtellina e allora le cose sono cambiate perché la silice presente nel quarzo è dannosa alla salute. Però la ditta è sempre stata attenta alla sicurezza e alla salute anche perché era obbligata dalla legge: c'erano filtri e impianti di areazione. Noi lavoratori eravamo sempre controllati con visite periodiche e avevamo il medico interno alla ditta.
Quando ho cominciato a lavorare alla Maffei la ditta pagava bene e gli stipendi erano tra i più alti che si potevano percepire in zona. Questo perché eravamo inquadrati nel contratto nazionale del settore minero-estrattivo che all'epoca era molto forte perché c'erano dentro i settori del carbone e del sale gestiti da ditte pubbliche. Tra gli anni Sessanta e Settanta andare alla Maffei significava stare bene anche perché nel famoso '68 c'erano i lavoratori e i primi sindacalisti che hanno fatto lo sciopero davanti ai cancelli della ditta. Avevano piantato la tenda e spingevano per i contratti nazionali per avere un po' di diritti nel lavoro. Prima se il padrone ti diceva: "Domani stai a casa" stavi a casa, e si lavorava con i turni anche il sabato. Quindi hanno cominciato a chiedere i diritti sindacali: chiedevano aumenti salariali abbastanza consistenti e riduzioni del tempo del lavoro. Negli anni successivi con la fase delle privatizzazioni e delle chiusure delle miniere di carbone e delle saline i lavoratori del settore hanno perso peso contrattuale e i salari sono andati diminuendo negli anni fino ad essere allineati con le paghe delle altre aziende del posto. Gli scioperi negli anni caldi li hanno fatti solo gli operai della Maffei e non quelli della Corna un po' perché avevano un altro rapporto con i titolari: la ditta Corna era più piccola e a conduzione famigliare e il rapporto tra padroni e lavoratori era personale. Poi anche perché alla Maffei, che aveva sedi in varie parti del Trentino e anche in Lombardia, lavoravano anche persone da fuori Darzo che erano più disponibili ad esporsi.

Mio papà si chiamava Tullio Donati della famiglia degli "Andrée" ed era nato nel 1920 ed è deceduto nel 2000. Ha lavorato dal 1940 fino al 1977 poi è andato in pensione con il riconoscimento della silicosi. Aveva cominciato alla ditta Cima, poi ha fatto il militare per quattro anni e poi ha lavorato sempre alla Maffei. Ha iniziato a lavorare come "pica prée" vale a dire scalpellino che scolpiva a mano i pezzi di pietra per le macine dei vecchi mulini. Imparando dagli anziani che già lavoravano lì, preparava le ruote e i canali per macinare la barite. Allora si parlava di chili non di quintali di materiale al giorno. Poi ha cominciato a fare l'elettricista quando è arrivato l'Olivieri [Andrea Olivieri] dalla Sardegna. L'Olivieri era elettricista in marina e ha conosciuto un amico di mio padre del paese che era andato in marina e gli raccontava che su nel suo paese di Darzo in Trentino c'era lavoro e si stava bene. Allora l'Olivieri finita la ferma, visto che in Sardegna non c'era lavoro, è venuto a Darzo. Qui non era come immaginava, ma ha trovato gente disposta ad aiutarlo: si è diplomato geometra e si è fatto una famiglia. Ha lavorato per alcuni anni alla Maffei, poi con suo cognato hanno messo in piedi un'impresa edile e sono andati a Campiglio. Questo Olivieri si è offerto come mediatore con l'Anonima sequestri sarda quando nei primi anni Ottanta venne rapito Italo Maffei in Sardegna. Così mio papà ha imparato a fare l'elettricista dall'Olivieri, ma per fare l'elettricista allora bastava saper fare gli impianti delle luci, perché non c'erano grandi motori, solo più avanti quando il lavoro si è meccanizzato sono arrivati i motori complessi.

Mia mamma si chiama Clelia Beltrami dei "Tonai" ed è nata nel 1930. Ha lavorato solo pochi anni come cernitrice alla Maffei poi nel 1950 si è sposata e non ha più lavorato fuori casa. Lo stesso credo abbiano fatto le sue sorelle minori Marta e Olimpia Beltrami.

Intervista effettuata a Darzo nel mese di ottobre del 2010.

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