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Alfreda Giovanelli "Deda"

Alfreda Giovanelli "Deda"

"Per me il mulino dello stabilimento è una compagnia: la mattina quando mi alzo guardo fuori e dico: "Meno male che va!"Mi chiamo Alfreda Giovanelli, ma tutti mi chiamano Deda. Sono nata a Darzo nel 1929 e ho sempre abitato qui. La mia famiglia aveva un albergo con trattoria e bar. Io sono cresciuta con la famiglia Corna, erano come parenti.
Ho lavorato per la Mineraria Baritina solo un anno nel 1959 come cernitrice per tenere il posto a mia cognata che era a casa per motivi di salute. Io ho lavorato solo quel periodo alla Baritina perché avevo già il lavoro del bar. Qui sotto avevamo il bar e si faceva anche da mangiare, si chiamava Albergo Italia ed era l'unico in paese.
Durante la guerra abbiamo ricoverato anche la famiglia Corna che aveva problemi economici perché la barite non si vendeva. Erano tre fratelli di cui solo uno non aveva famiglia. Una volta morti i vecchi sono subentrati i due cugini, due ingegneri ma solo Piero Corna era ingegnere minerario. Fino al 2000, anno in cui è morto, ho ospitato l'ingegner Piero Corna quelle volte che non tornava a casa a Brescia.
C'è ancora la sua camera che noi chiamiamo la "camera dell'Ingegnere". Poi abbiamo chiuso tutto nel 1996 quando si è ammalata mia mamma e ho dovuto accudirla così non potevo più tenere aperto il bar. Per gli operai noi eravamo un punto di riferimento. Quando scendevano dalla miniera finito il lavoro, il sabato e poi il venerdì sera, passavano qui davanti e se c'erano dentro i proprietari chiamavano "zio" l'Ingegnere e lui offriva loro un calice di vino. I Corna Pellegrini era gente che faceva i suoi affari, ma era generosa e molto di chiesa. Era abitudine che il 25 di novembre, per Santa Caterina, l'Ingegnere offriva il pranzo ai mugnai e il 4 dicembre per Santa Barbara il pranzo ai minatori. Bisognava separare le feste perché la sala dell'albergo non era abbastanza grande. Allora un giorno l'Ingegnere ha chiamato dei camionisti che portavano via la barite, sono andati nella sala di sotto con dei picconi e hanno demolito la parete divisoria e hanno fatto una sala unica. Da allora tutti gli anni hanno festeggiato insieme per Santa Barbara. Questo per dire che comandava lui, l'Ingegnere.
Però era brava gente. Quando l'Ingegnere si fermava qui a dormire prima di andare a letto, passava a trovare gli operai che facevano il turno di notte.
Una volta mi ha detto di aver visto un operaio appisolato appoggiato al muro e di non averlo richiamato tanto era sicuro che poco dopo di sarebbe svegliato da solo. Io ero una di famiglia per i Corna e anche gli operai mi volevano bene: per un periodo sono stata all'ospedale e ho tenuto chiuso. Allora sono venuti a trovarmi all'ospedale e quando ero a casa in convalescenza mi chiedevano sempre quando avrei riaperto il bar. Adesso ci sono due dall'Africa che fanno i mugnai, brava gente.

Mio papà si chiamava Dante Giovanelli e ha lavorato molto poco per le ditte minerarie perché poi si è dedicato alla campagna.

Mio fratello Alfredo Giovanelli che tutti chiamavamo Dedo era del 1931 e ha lavorato prima dal 1959 al '60 in miniera per la ditta Mineraria Baritina e poi allo stabilimento. Poi è successa la disgrazia della morte di mia cognata, Candida Briani, che è stata investita mentre si recava al lavoro presso lo stabilimento della Sigma nel 1974 e mi sono presa cura di lui e dei suoi figli. Mia cognata Candida aveva lavorato per anni come cernitrice già prima di sposarsi presso la Maffei, credo.

Mio nipote Dante Giovanelli ha lavorato per un breve periodo intorno al 1980 per la ex Sigma quando aveva 17 anni. 

Intervista effettuata a Darzo nell'ottobre del 2010.

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Un tesoro sepolto da scoprire

Darzo si trova in Valle del Chiese, nel Trentino sud-occidentale. Poco distante dalle Dolomiti di Brenta, dal Lago di Garda e dalle sponde del Lago d'Idro.

È un paese di circa 750 abitanti, frazione del Comune di Storo.

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