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Speranza Marini

Speranza Marini

"Io tornerei ancora, anche se il lavoro era pesante, perchè ho proprio un bel ricordo di quegli anni sarà perchè ho incontrato anche mio marito oppure perchè ero giovane, però sono stata fortunata e la Maffei ha significato tanto per noi."

Mi chiamo Speranza Marini. Sono nata a Darzo nel 1937 e sono sposata con Raffaele Canetti e abbiamo una figlia.
Mi ricordo che ho cominciato nel giugno del 1953 e ho lavorato per 12 anni nella ditta Maffei. Il lavoro l'ho trovato tramite mio papà Marini Pietro che era teleferista. Io sapevo già che avrei lavorato alla Maffei. Andavo volentieri a lavorare perchè mi trovavo bene anche con le altre donne, tra noi eravamo molto affiatate e poi eravamo giovani. Certo il lavoro era duro: sempre con la mani nell'acqua. Passava un nastro e venivano fuori i sassi bagnati e noi dovevamo togliere il falso, lo chiamavamo lo sterile. Eravamo sedute, ma bisognava essere veloci. Comunque per passare il tempo siccome il lavoro era ripetitivo, cantavamo. Parlare non si poteva, perchè ci sgridavano. Mio zio Bepi Armani fratello di mia mamma che ci controllava e poi il Direttore. Ho conosciuto anche il dottor Italo e suo papà Carlo il “Barba” Maffei. Mi ricordo che venivano a vedere lo stabilimento, ma non dicevano niente.
Mentre lavoravamo cercavamo di scaldarci accedendo un fuoco in un secchio di ferro ma non bastava certo. Nei mesi invernali facevamo una pausa e io non vedevo l'ora di riposare un po'. Si stava a casa gennaio e febbraio, ci mettevano in disoccupazione. Mi ricordo che in quegli anni lavoravano con me Sella Alma di Lodrone, la Briani Candida che è morta già da qualche anno, la Giacometti Lorenzina, la Beltrami Marta e sua sorella Olimpia, l'Augusta Rinaldi.
Negli anni che sono stata io eravamo circa una quarantina di donne e facevamo i turni: per un periodo sono andata dalle 4:00 alle 12:00 e altre dalle 12:00 alle 20:00. Ci portavamo la colazione o la merenda.
La paga era anche buona, lavoravo sia io che mio papà e allora in famiglia si stava bene.
Ho terminato di lavorare tra il 1964 e il 1965 perchè avevano chiuso la miniera di Val Cornèra e non avevano più bisogno di cernitrici.
Mi ricordo le feste di Santa Barbara l'aspettavamo tutto l'anno perchè il sabato si lavorava sempre e non c'erano molte occasioni di svago.
Io tornerei ancora se fossi giovane anche se il lavoro era pesante perchè ho proprio un bel ricordo di quegli anni sarà perché ho incontrato anche mio marito oppure perché ero giovane, però sono stata fortunata e la Maffei ha significato tanto per noi.
 
Mia mamma Zita Armani era nata nel 1912 ed è deceduta nel 1976. È stata una delle prime cernitrici delle ditta Maffei, credo abbia cominciato a lavorare quando aveva 15 anni e ha continuato fino a quando aveva 23 anni e si è sposata.
 
Mio papà si chiamava Marini Pietro ed era nato nel 1909 ed è deceduto nel 1978. Anche lui ha lavorato molti anni alla Maffei, penso tutta la sua vita lavorativa, come teleferista. È andato in pensione del 1968. Mi ricordo che faceva i turni e io gli portavo la merenda. Mi raccontava che quando il dottor Italo voleva andare a visitare la miniera di Val Cornèra, lo caricava su una barella appositamente modificata che serviva come sedia e lo faceva salire così.
 
Intervista effettuata a Darzo, il 6 novembre  2014.

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