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Eugenia Scaglia

Eugenia Scaglia

"Eravamo un gruppo di ragazze e ci passavamo a chiamare casa per casa mentre andavamo al lavoro in bicicletta. Mentre lavoravamo si cantava e si rideva eravamo tutte giovani."

Mi chiamo Eugenia Scaglia. Sono nata a Storo nel  1921.
Mia mamma quando avevo 14 anni mi ha lasciato andare a fare la bambinaia vicino a Nozza dalla signora Felicita Baracchetti, che era la zia del dottor Cima perché era la sorella di sua madre. Mi ha lasciato lì a lavorare per niente ma, diceva, “dai signori si mangia bene”, mentre a casa mia si mangiava male perché eravamo poveri. Infatti sono cresciuta due chili stando laggiù. Dunque sono stata lì a fare la bambinaia, ma poi avevo saputo che cercavano delle donne per lavorare la barite a Storo e allora ho chiesto al dottor Cima se mi prendeva in ditta e lui mi chiede “perché vuoi andare via che qui con la zia Felicita ti trovi bene?” e io gli ho risposto “sento nostalgia della Rocca Pagana” che è la nostra protettrice. Ma lui mi rispondeva “no, non ti prendo perché tu stai bene qui”. Ma io insistevo e siccome avevo uno zio che lavorava in banca a Storo ha parlato con il dottor Cima per convincerlo ad assumermi a lavorare a Storo. Prima di assumere le persone, il padrone voleva vederle e così vado in ufficio e quando mi vede capisce che sono la bambinaia di sua zia Felicita e allora mi dice “non posso negarti il lavoro perché sono in debito con tuo zio e allora devo prenderti”. Così ho cominciato a fare la cernitrice che avevo 18 anni.
Eravamo un gruppo di ragazze e ci passavamo a chiamare casa per casa mentre andavamo al lavoro in bicicletta. Mentre lavoravamo si cantava e si rideva eravamo tutte giovani. Lavoravamo su un nastro da dove si separava la barite dal falso. Si stava bene ma erano severi. Un giorno è arrivato il direttore Pisoni, si chiamava. A lui non piaceva che mentre lavoravamo cantavamo e ci sgridava e diceva che avrebbe spostato la sua scrivania nella nostra stanza per controllarci. Allora al filò mi sono lamentata e ho detto “è arrivato il diavolo al lavoro, perché ci vuole controllare!”. Ma qualcuna delle altre ragazze ha fatto la spia e allora il Pisoni è venuto su in lavanderia e ha chiesto “Chi è Scaglia Eugenia che dice che sono un diavolo?” allora mi faccio avanti e dico “ mi scusi ma non l'ho detto per cattiveria, però lei non ci lascia neanche cantare mentre lavoriamo” e dentro di me pensavo, adesso mi licenzia. Invece mi dice che apprezza la mia sincerità e mi prende a voler bene.
Bisogna sapere che il dottor Cima aveva una donna che era mia amica e lavorava anche lei giù alla barite e un giorno mentre eravamo su a lavorare mi dice “io non vengo più a lavorare”, “perché?” le chiedo, mi risponde “perché faccio la serva al Cima”, ma invece dopo ho scoperto che faceva l'amante.
Il Cima era generoso e ci portava il giradischi dove lavoravamo per farci ballare, tra noi ragazze. E un giorno era intorno a Natale, ci ha offerto il panettone e lo spumante e così un bel momento questa mia amica è diventata gelosa di me e delle altre ragazze. In poco tempo è arrivato il licenziamento a tutte noi. Siamo andate a chiedere spiegazioni al capo, il signor Beruzzo che era una brava persona, e lui ci ha risposto “perché la padrona è gelosa di voi”.  Così mi sono trovata senza lavoro.
Allora siccome ero orfana di padre e bisognava comunque lavorare, sono andata a fare la bambinaia a Egna fino a quando mi sono sposata
 
Intervista effettuata a Storo, il 26 settembre 2014.

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Darzo si trova in Valle del Chiese, nel Trentino sud-occidentale. Poco distante dalle Dolomiti di Brenta, dal Lago di Garda e dalle sponde del Lago d'Idro.

È un paese di circa 750 abitanti, frazione del Comune di Storo.

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